Cosa bevo oggi? Parliamo del Castello del Trebbio

Buongiorno a tutti gli appassionati di vino e non solo. Continuando il nostro “viaggio” alla scoperta delle bontà locali, oggi voglio parlarvi di ben due aziende che mi hanno particolarmente affascinato con i loro prodotti di massima qualità: il Castello del Trebbio e Casadei. Quest’ultima mi ha colpito in particolar modo con la loro scelta della vinificazione in anfora.

Il Castello del Trebbio si trova sulle colline a nord est di Firenze, nella zona della Rufina. Per i visitatori che ogni anno vi si recano la sensazione è quella di fare un tuffo nel passato. Fondato dalla famiglia De’ Pazzi nel XII secolo, in pieno medioevo, è di grande interesse storico perché nelle sue stanze fu ordita la congiura contro la famiglia dei Medici, che ne assunse successivamente la proprietà. Al suo interno è ancora presente uno stemma della famiglia De’ Pazzi scolpito da Donatello.Attualmente il Castello è di proprietà di Anna Baj Macario e Stefano Casadei, che lo hanno trasformato in una tenuta agricola dinamica e orientata alla produzione di vino di qualità, olio extravergine di oliva, zafferano e altri prodotti della terra. La valorizzazione del vitigno autoctono, in particolare il Sangiovese, che qui raggiunge la sua massima espressione in termini di eleganza e longevità, è sempre stata al centro del progetto portato avanti dalla famiglia. Nella tenuta sono presenti anche altri vitigni come Ciliegiolo, Canaiolo, Merlot, Syrah, per quanto riguarda i vini rossi; Chardonnay, Pinot Grigio, Riesling, Manzoni Bianco, Malvasia e Trebbiano per i vini bianchi. Questi ultimi ben si adattano al terreno e al clima, dando vita a vini equilibrati e di grande pregio. L’altra azienda, Casadei, fondata nel 1997, è a Suvereto, e anche qui la missione principale è la produzione di vini di elevato livello qualitativo, con una particolare attenzione alla sperimentazione di vitigni internazionali, che ben si adattano al clima della zona e al suolo ricco di minerali. L’agricoltura biologica e l’attenzione alla sostenibilità sono il filo conduttore che unisce le due aziende. Di recente la strada intrapresa è ancora più naturale: è stato creato un nuovo metodo di agricoltura chiamato “biointegrale”, che, oltre ad eliminare l’utilizzo di prodotti di sintesi e di additivi, introduce l’uso dei cavalli per la gestione di vigneti, che riduce il compattamento del terreno e ne migliora la biodiversità;  dopo oltre 10 anni di studi e prove, sposa la scelta delle anfore di terracotta per vinificazioni e affinamenti. Queste sperimentazioni hanno portato ad un nuovo progetto, trasversale alle aziende, cioè vini completamente vinificati e affinati in anfora. La terra nutre i frutti, che ritornano nella terracotta per trasformarsi in vino nel modo più naturale possibile, ottenendo così il meglio.

Dopo essermi immerso nel loro affascinante mondo mi resta difficile tornare alla realtà, volendo assaggiare nuovamente i loro anforati, cosa che consiglio vivamente di fare anche a voi. Con questo vi faccio i miei migliori auguri di Buona Pasqua e vi aspetto la settimana prossima per il nostro usuale appuntamento enogastronomico.