Come leggere le etichette

Vediamo insieme come leggere le etichette

Molte volte le etichette risultano indecifrabili ai nostri occhi e molto spesso assomigliano più a geroglifici egiziani che al nostro italiano moderno. Con questo articolo vorrei accompagnarvi passo passo alla scoperta dei segreti di questo misterioso mondo.

Nella maggior parte dei casi quando andiamo ad acquistare un qualsiasi prodotto, ci facciamo condizionare dall’estetica dell’etichetta frontale, dal font e dalle immagini, ma quello che conta davvero è sul retro, e per la maggior parte delle volte infatti troveremo la dicitura “l’immagine ha il solo scopo di presentare il prodotto”. Non voglio pensare male e credere che ognuno di noi si fermi all’apparenza estetica e non legga niente di quello che realmente contiene il prodotto che stiamo per acquistare. ma è un dato di fatto che spesso ciò che è riportato sulle etichette rimane pressoché incomprensibile alle persone, e può essere decifrato solo da chimici, medici o nutrizionisti. Ma eccomi qui, armato di pazienza proverò a darvi gli strumenti necessari a districarvi in questo complicato rompicapo. Dobbiamo cominciare a considerare le etichette un nostro alleato, leggendole attentamente per salvaguardare soprattutto noi stessi e le persone a noi care. E adesso non mi rimane che darvi delle regole di base che vi guideranno passo passo verso una consapevolezza maggiore

Come leggere le etichette alimentari

Naturalmente i siti istituzionali come quello del Ministero della Salute, dell’Unione Europea e delle Associazioni dei consumatori, al loro interno hanno tante informazioni e alcuni vademecum su come leggere e comprendere le etichette, anche se questo è un argomento molto vasto e andrebbe approfondito con il maggior numero di informazioni possibile, prese anche da più parti. Vediamo insieme i punti chiave da conoscere per poter scegliere un prodotto più valido rispetto a uno meno valido.

  1. Nome commerciale: Come dicevo in precedenza ci può conquistare, ma è davvero importante non concentrarsi solo sul nome commerciale del prodotto, sul brand pubblicitario o sulla raffigurazione riportata sulla confezione, ma dobbiamo andare a leggere anche gli altri elementi riportati.
  1. Ricchezza di informazioni: Nel momento in cui noterete una notevole quantità di informazioni, non vi spaventate, perché questo è il modo con la quale il produttore vuole trasmettervi trasparenza e qualità del prodotto rispetto ai suoi competitor. Quindi, quando osservate delle etichette dalle linee pulite ed eleganti, normalmente è meglio che giriate il prodotto soffermandovi sulle scritte piccole piccole.
  1. Denominazione del prodotto: Questa parte deve comprendere informazioni relative alle reali condizioni fisiche e alle caratteristiche del prodotto o al trattamento specifico che ha subito, per es. prodotto in polvere, liofilizzato, affumicato, etc
  1. Elenco degli ingredienti: Tutti gli ingredienti elencati devono essere elencati in ordine decrescente di peso (fanno eccezione i preparati a base di frutta o verdura mista). Vi faccio un esempio pratico per farvi capire meglio come usare queste informazioni. Se il prodotto fosse una confettura di mirtilli ma il primo (e quindi il più abbondante) ingrediente dell’elenco è lo zucchero, allora dobbiamo dedurre che la quantità di zucchero sarà sicuramente eccessiva considerato che addirittura supera la quantità della categoria merceologica stessa (Mirtillo). Facciamo un altro esempio: se vi venisse in mente di acquistare dei biscotti e prendete in considerazione due confezioni diverse, dove una indica prima l’olio extravergine d’oliva e dopo la margarina mentre l’altro li ha invertiti, sicuramente dovrete spostare l’idea di un potenziale acquisto sul primo, anche perché ha una quantità minore di margarina, che tra l’altro è ricchissima di acidi grassi saturi e notevolmente più pericolosi e dannosi  per la nostra salute. Qui dobbiamo fare particolare attenzione a capire realmente la quantità totale di ingredienti di cui è composto quel prodotto, in quanto non sarà sufficiente solo verificare la posizione nell’elenco, ma prestare attenzione anche a quelli della stessa categoria. Torniamo all’esempio di prima, i grassi totali saranno la somma di quelli dell’olio d’oliva e della margarina. Stessa cosa per gli zuccheri: se nell’elenco sono riportati diversi tipi zuccheri come saccarosio, sciroppo di glucosio,  etc vuol dire che il loro totale sarà dato dalla loro somma. E tutto questo potrebbe far passare la categoria zuccheri in prima posizione rendendolo l’ingrediente più abbondante dell’elenco. Quindi occorre fare molta attenzione: leggete sempre, e leggere in maniera attenta associando le informazioni dell’elenco ingredienti con quelle della tabella nutrizionale. Non vi scoraggiate se ciò che vi ho appena detto vi sembrerà noioso, perchè in realtà è più facile a farsi che a dirsi.
  1. Additivi: qui vorrei spendere qualche parola in più ed istruirvi su tutte quelle sigle ignote che troviamo normalmente sulle etichette, presto ne farò un vero e proprio articolo e vi spiegherò meglio il tutto. Gli additivi sono inseriti nell’elenco ingredienti e solitamente in fondo, ma vanno sempre considerati per poter dare un giudizio reale e complessivo sulla qualità dell’alimento. Essi rappresentano quelle sostanze usate come conservanti, coloranti, emulsionanti, antiossidanti, correttori di acidità, esaltatori di sapidità, etc. Sono sostanze in genere indicate con il loro nome, per esempio, acido citrico (correttore di acidità), oppure con le famose sigle numeriche, di cui vi parlavo prima, precedute dalla lettera E (E330 sempre per l’acido citrico). Occorre dire però che le sostanze che possono essere usate dall’industria alimentare sono state sottoposte a prove e sono state approvate dagli organi ufficiali delle Comunità Europea. In linea generale possiamo affermare che minore è l’uso degli additivi, più il prodotto è naturale e di conseguenza preferibile.
  1. Durata: è molto importante non confondere la data di scadenza con il Termine Minimo di Conservazione (TMC). La prima viene indicata con la dicitura “da consumarsi entro” mentre il secondo riporta la dicitura “da consumarsi preferibilmente entro”. Dovete sapere che consumare l’alimento dopo la data di scadenza ci espone a rischio di intossicazione alimentare, mentre consumarlo dopo il termine minimo di conservazione non è assolutamente pericoloso anche se l’alimento può perdere sapore e consistenza.
  1. Tabella nutrizionale: negli ultimi anni la Comunità Europea ha reso obbligatoria la tabella nutrizionale dove devono essere fornite le informazioni nutrizionali obbligatorie, ovvero quantità di calorie, grassi, carboidrati totali e zuccheri semplici, proteine, sale, fibre e qualsiasi altra informazione che il produttore voglia far sapere al consumatore, come ad esempio le vitamine. Per non trarre conclusioni sbagliate  e affrettate però dobbiamo soffermarci attentamente e leggere a quale porzione si riferiscono i valori della tabella. Solitamente sono riportati i valori per 100 g di prodotto, ma per molti alimenti il produttore indica anche i valori per porzione. Non concentratevi solo sulle calorie ma anche sulla quantità di zuccheri presenti sul totale dei carboidrati.  Voglio farvi un esempio: se un alimento contiene 30 g di zuccheri su 100 g vuol dire che per il 30% è composto da zuccheri, quindi è sicuramente molto dolce e il suo consumo sarà da rapportare rispetto alle condizioni della persona e al suo stile di vita.
  1. Grassi saturi: Considerazioni analoghe possono essere fatte per i grassi saturi rispetto al loro totale. Ricavare queste informazioni può essere utile per trarre un giudizio complessivo sulla qualità dell’alimento o quanto meno permette di essere consapevoli di ciò che stiamo per assumere. Un esempio può essere la differente tabella nutrizionale tra burro e olio extravergine d’oliva (evo). Il burro ha circa l’83% di grassi di cui quasi il 49% sono acidi grassi saturi mentre l’olio extravergine di oliva ha il 99.9% di grassi totali ma solo 14.5% sono grassi saturi. Analogamente è possibile fare il confronto tra diversi tipi di prodotti di una stessa categoria per poter scegliere in maniera più consapevole. Naturalmente vi consiglio vivamente l’olio extravergine d’oliva .
  1. Sale: La nuova etichettatura che si attiene alla normativa vigente deve riportare il valore del sale, mentre prima era indicato il solo valore del sodio. Anche se il reale pericolo per la salute è rappresentato dal sodio, chi ha designato questa norma ha preferito dare priorità alla semplicità di comunicazione in quanto il consumatore percepisce meglio cosa sia il sale rispetto al sodio. Vi do una dritta per essere ancora più consapevoli per convertire il sale in sodio: si deve dividere la quantità di sale (esempio 5 g) per il fattore di conversione 2,5 (5:2,5 = 2 g di sodio).
  1. Allergeni: Finalmente anche qui la norma europea aiuta i consumatori: tutti gli allergeni devono essere segnalati o comunque evidenziati negli ingredienti.
  1. Origine: Indicazione del paese o della regione di origine. Tale informazione è obbligatoria per alcune categorie alimentari come per carne, frutta e verdura. Ma che dire? Per tutto il resto si stanno attrezzando. Negli anni a venire sicuramente questa norma sarà estesa a tutti gli alimenti, come è giusto che sia.
  1. Condizioni di conservazione e uso: alcuni alimenti devono essere conservati in modo specifico per garantire loro il  mantenimento nelle migliori condizioni, perciò leggete sempre se sulla confezione ci sono indicazioni e consigli su questo argomento. Per esempio un vasetto di marmellata può essere conservato a temperatura ambiente prima di essere aperto, ma successivamente all’apertura deve essere conservato in frigorifero. Oppure ci sono alimenti surgelati che si possono cucinare ancora congelati e altri che devono essere scongelati prima della cottura. State sempre molto attenti e non lasciate niente al caso perchè ne va della vostra salute.
  1. Indicazioni nutrizionali e sulla salute: Da qualche anno sulle confezioni vengono riportate anche una serie di informazioni, che tanto assomigliano ad uno slogan. Queste frasi possono riguardare una o più proprietà nutrizionali dell’alimento e hanno come riferimento una o più conseguenze sulla salute. Ad esempio “senza calorie”, “a basso contenuto di grassi”, “senza grassi”, “senza zuccheri”, “ricco di omega-3”, “fonte di fibre”, “fonte di calcio” e cosi via. Tali informazioni permettono alle aziende produttrici di valorizzare il proprio prodotto veicolandolo attraverso la sua salubrità. Ed è cosi che il consumatore viene indottrinato verso scelte più “consapevoli”. Purtroppo non sempre è cosi. Non fatevi trarre troppo in inganno, approfondite la vostra cultura e lavorate sulle vostre conoscenze cercando di imparare cosa è meglio per voi dal punto di vista nutrizionale.  La dicitura “senza zucchero”, che all’apparenza sembra una panacea per esempio, può trarre in completo inganno molte persone e magari anche molti diabetici, poichè di per sé non è garanzia di assenza di sostanze dolcificanti che possono comportarsi come lo zucchero o anche peggio. Esiste un regolamento ben preciso che indica quando e come un produttore può indicare una certa dicitura, ma come vi ho detto prima  fate molta molta attenzione.

Anche per questa volta sono giunto al termine di questo mio diffondere, spero che quello che vi ho detto non vi abbia annoiato troppo. Di questi accorgimenti ne beneficerà sicuramente la vostra salute e il vostro corpo vi ringrazierà. E come ha detto un luminare ad un convegno al quale ho partecipato “Il sapere salverà il mondo” e sinceramente credo che in queste parole ci sia veramente la chiave per un futuro migliore.

Un saluto e alla prossima

Pier Luigi