Bocconi di musica

Buongiorno a tutti! Dopo qualche settimana di assenza dovuta a un vortice di eventi, compleanni, comunioni e battesimi, riprendiamo in mano il nostro blog.

In questi giorni,  nell’ordinaria amministrazione del nostro caotico ufficio mi sono accorta di quanto mi fosse più facile lavorare con della musica in sottofondo. Di conseguenza ho pensato a quanto fosse piacevole mangiare con della giusta musica che riecheggia nell’ambiente. La domanda mi è sorta spontanea, visto che la musica influisce sull’umore, può influire sui sapori? La musica effettivamente ci accompagna sempre, in ogni occasione e momento della nostra vita, come il cibo, ed è incredibile quanto le due cose siano intrinseche l’una all’altra. E se la musica può influire su nostri umori e stati d’animo, può influire anche sui sapori?

La scienza ci dice di si. Cibo e musica, producono stimolazioni sensoriali e inducono stati emotivi di piacevolezza. Mangiare un buon piatto è come ascoltare un bel pezzo musicale e insieme sono decisamente un connubio perfetto, pur essendo due elementi cosi diversi. Secondo uno studio americano la musica può addirittura cambiare la percezione del cibo che stiamo assaporando. E’ stato evidenziato come una melodia di sottofondo possa alterare il sapore di ciò che stiamo mangiando e come ciò dipenda molto dal genere che stiamo ascoltando. Nel 2014, l’inglese Amy Flaming aveva constatato che con i suoni gravi il gusto della sua amata barretta di cioccolato si concentrava sulle note amare del cioccolato. Quando invece passava ad ascoltare una frequenza elevata notava la dolcezza e il sapore più zuccherino. È una sensazione curiosa, dice la giornalista, perché sembra che il cioccolato abbia un sapore diverso e i suoni non influiscono solo sul cervello, ma cambiano completamente la percezione del gusto. All’Università di Oxford, invece, hanno fatto assaggiare a un gruppo di volontari qualche caramella mou, durante la riproduzione di suoni ad alta e bassa frequenza, chiedendogli di valutare il gusto su una scala di valori dal dolce all’amaro. Ne è risultato che alle note alte corrispondeva maggiore dolcezza e quelle basse hanno portato fuori l’amaro.

 

Restando ad Oxford, un docente di psicologia sperimentale, Charles Spence, sostiene che la musica sia in grado di ingannare il cervello facendogli percepire un sapore più dolce, più salato o più amaro di quello reale. Il suono giusto, ad esempio, può aumentare il piacere di bere un vino del 15 per cento. E come riporta il “The Telegraph”, un noto marchio produttore di champagne ha già deciso di accompagnare con la musica, da Bryan Ferry a Tchaikovsky, la degustazione dei suoi prodotti di lusso. Ma non solo. Sempre secondo Spence, l’orecchio può inconsciamente informare le papille gustative rispetto ciò che sta ascoltando e, dato che l’uomo tende ad abbinare gli stessi suoni agli gli stessi gusti, può influenzarne la percezione. Gli acuti esaltano l’acidità, i suoni più arrotondati la dolcezza, i toni profondi l’amaro. Negli ultimi anni abbiamo visto un boom di ricerche in questo settore e il suono sta diventando l’ultima frontiera nella presentazione del cibo. E ora che si inizia a capire e approfondire la relazione che intercorre tra il cibo e la musica, quest’ultima sembra essere destinata ad avere un ruolo sempre più importante nella gastronomia. Alcune aziende produttrici di gelato, ad esempio, stanno valutando una gamma sonora di gusti con i codici QR sulle vaschette che permetteranno di ascoltare, attraverso i cellulari, i suoni più adatti ad accompagnare proprio quel gusto.

Finiremo forse un giorno ad assaggiare musica e ascoltare un bel piatto di tagliatelle? Con questo domandone vi auguro di passare una dolce domenica accompagnata dalle vostre note preferite e vi aspetto la prossima domenica per altri bocconi di musica!